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UNOCONTROUNO : DAVIDE ROSSI

25/10/2018



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UNOCONTROUNO: DAVIDE ROSSI
Nuovo appuntamento con unocontrouno, la rubrica in cui i giocatori del Fanfulla si raccontano, mostrano un lato nuovo di loro ai tifosi e appassionati del Guerriero. Dopo capitan Patrini a finire sotto la lente di ingrandimento è Davide Rossi, il nuovo numero 10 del Fanfulla. Il play del 4-3-3 di mister Ciceri. Più di 400 presenze in Serie D con le maglie di Canzese, Darfo Boario, Olginatese, Santhià, Novese, Gozzano, Sporting Bellinzago, Acqui e Seregno, a cui si aggiungono anche le due stagioni in C2 con Pergocrema e Cuneo. Una lunga carriera nel professionismo, la prima presenza in Serie D risale alla stagione 2002-2003, e una passione per il calcio che nasce ancora prima, <<quando ancora dovevo nascere – scherza Rossi -. Non ricordo un momento in cui abbia messo in dubbio la mia passione>>. E dire che i genitori hanno anche provato a fargli praticare, anche di tanto in tanto, qualche altra attività sportiva. <<Quando mi portavano a sciare da piccolo mi ricordo che cercavo anche lì una porticina per mettermi a giocare a calcio. Ho iniziato poi a cinque anni con la squadra del mio paese, poi ho fatto le giovanili con Como e Lecco prima di iniziare la carriera da professionista>>. Come detto le piazze importante vissute da Rossi sono tante, ma quella di Lodi ha qualcosa di diverso. <<Sapevo già dell’importanza della città, ora però sto imparando a conoscerla ancora meglio grazie anche ai miei compagni con cui sono andato alcune volte in centro – racconta -. È molto bella, poi con la grande vicinanza al calcio che ha la fa diventare ancora di più ai miei occhi>>. Bella ed accogliente Lodi così come la società bianconera. <<Quando mi hanno chiamato per venire a giocare al Fanfulla sicuramente ero molto contento perché ne conoscevo la storia – ricorda -. L’ambiente poi è davvero diverso da molti altri in cui ho vissuto: dal mister al direttore Cera siamo in un’atmosfera familiare, ti fanno sentire a casa e si è già creato un gran legame con tutti: è incredibile per me perché in altre piazze anche meno importanti hai l’assillo del risultato, hai molta pressione, mentre qui si gioca con tranquillità senza ricevere nessun assillo>>. Mentalità da Guerriero acquisita sin da subito da Rossi grazie alla grande esperienza, all’umiltà con cui è arrivato a Lodi e anche grazie all’aiuto di alcuni compagni di squadra come Brognoli e Laribi che già conosceva e con cui ha già giocato (altro compagno di squadra è Barzotti, anche lui però nuovo a Lodi). <<Avere come compagni giocatori che conoscevo già sicuramente mi aiuta nonostante la lunga carriera. Grazie a Brognoli e Laribi ho capito subito qual è lo spirito dello spogliatoio del Fanfulla e cosa bisogna dare soprattutto>>. “Quel Rossi è proprio bravo” si sente in più di un’occasione sugli spalti della Dossenina dai tifosi storici del Guerriero. Complimenti che non vengono sicuramente regalati a Lodi ma sono frutto di lavoro duro e una qualità in mediana, ruolo che ha iniziato a ricoprire all’età di 25 anni. <<Inizialmente ero un trequartista, il classico numero 10 – ammette -. Ho arretrato di qualche metro la mia posizione in campo quando ad Olginate ho avuto come allenatore Falsettini, figura a cui devo molto oltre ovviamente ai miei genitori, la famiglia è il centro di tutto. I complimenti dei tifosi mi fanno un grandissimo piacere, soprattutto perché arrivano da tifosi storici che hanno visto molti giocatori passare. Non ho ancora fatto niente però, c’è ancora tanto da lavorare. Ovviamente mi piacerebbe segnare la mia prima rete alla Dossenina (il gol siglato in campionato è stato messo a segno al Fortunati di Pavia nel 3-1 di quattro giornate fa, ndr), correre sotto la curva sarebbe una grande emozione>>. Col passare degli anni Rossi ha cambiato posizione in campo ma anche abitudini. Anzi i gesti scaramantici o i riti sono proprio stati eliminati. <<Da giovane ero molto più scaramantico – ricorda -. Magari mettevo la stessa scarpa, prima la destra e poi la sinistra, quando sei giovane hai molti più riti, mentre ora vado di più ad istinto>>. E proprio nel rapporto con i giovani Rossi non può non ammettere che il calcio è cambiato. <<Prima era totalmente diverso – spiega -. C’era un rapporto più distaccato, i “vecchi” di quando ero giovane io non avevano giocato con la regola adesso presente del giovane, quindi non erano abituati, mentre io, come molti altri, crescendo con questa nuova norma ci siamo abituati e costruito un rapporto molto più stretto con gli under che è comunque molto bello>>. Classe 1984, 34 anni da compiere il 31 ottobre, Rossi un piccolo pensiero a cosa farà dopo il ritiro lo ha già fatto. <<Ci ho pensato? Ni – conclude -. Spero di rimanere in questo mondo, vedremo in quale veste lo farò, ma sicuramente ci ho pensato anche se non smetterei mai di giocare>>.