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UNOCONTROUNO : MBARICK FALL

21/02/2019



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UNOCONTROUNO: Fall Mbarick

Amatissimo dal pubblico, in particolare quello più giovane, con i suoi balli dopo i gol siglati ha sin da subito conquistato la Dossenina e l’ambiente bianconero di cui è diventato un idolo indiscusso e un trascinatore nonostante abbia solo 21 anni: stiamo parlando di Mbarick Fall. Classe 1997, Fall è da solo un anno a Lodi ma sembra che lo sia da una vita. Il pubblico come detto stravede per lui, mentre il giocatore è innamorato della città. <<Quando arrivai a Lodi lo feci con la testa giusta – ricorda -. A volte per un giovane è difficile accettare la discesa di categoria, soprattutto dalla Serie D all’Eccellenza, ma io ne fui subito convinto e dopo un allenamento solo capii che ero nel posto giusto>>. Un inserimento favorito anche dal fatto che nello spogliatoio erano presenti, e sono ancora in alcuni casi, dei giocatori che Fall aveva già incontrato alla Pro Sesto. <<Brognoli, Laribi e Battaglino su tutti, con loro già nell’esperienza precedente ero rimasto colpito dalle grandi persone che erano e dalla mano che mi aveva dato nel trovarmi al meglio – ammette -. Poi oltre a loro ho conosciuto altre persone straordinarie come Patrini e Rossi che avevo incontrato solamente da avversari e con cui ora invece ho la fortuna di dividere lo spogliatoio>>. A rendere ottima l’esperienza a Lodi di Fall però è anche l’amore dei tifosi, <<con loro viene tutto spontaneo – spiega -. Finisce la partita e sei in mezzo a loro, vai al bar dopo la doccia e sei ancora con loro. Ci tengono tantissimo alla squadra e noi teniamo molto alla loro presenza perché ci danno sempre una grande carica seguendoci in ogni occasione e standoci vicini>>. Affetto e supporto nel calcio, come nella vita, sono due componenti importantissime per Fall che considera questo sport <<la mia vita. Non ho mai fatto altro da quando sono arrivato in Italia e anche quando ero in Senegal con i miei amici giocavamo per strada a calcio. È sempre stato il mio sogno, non ho mai avuto per la testa altri pensieri, sempre solo quello di giocare>>. Calcio che lo ha aiutato anche quando a 9 anni è arrivato in Italia, nell’hinterland milanese. <<Mi ha aiutato perché in questo modo sono riuscito ad imparare maggiormente la lingua e anche a socializzare: tra scuola e allenamenti capivo sempre meglio l’italiano e al contempo facevo nuove amicizie, quindi oltre che uno sfogo da bambino il calcio è stato anche un modo di conoscere e farmi conoscere>>. Dalla squadra di quartiere a Pioltello fino alla Pro Sesto tra i grandi, per poi approdare al Fanfulla, Fall è maturato, è cresciuto, sia calcisticamente che mentalmente, ma ha mantenuto alcune abitudini, come quella del classico balletto dopo ogni gol. E i tifosi bianconeri hanno subito potuto vederlo dal vivo il 6 gennaio del 2018 quando, alla prima presenza da titolare e alla Dossenina, Fall andò in rete con il Villa Cassano. <<Una grande emozione per me segnare alla prima presenza in uno stadio così importante – ricorda -. Non è mancato ovviamente il balletto con Brognoli: io amo tantissimo la musica e mi porto dietro questo ballo subito dopo il gol con il Brogno sin dai tempi della Pro Sesto>>. E di balletti ne ha fatti diversi con la maglia bianconera Fall, casualmente però, fino al 6 gennaio, ma del 2019, i gol sono sempre arrivati nella medesima porta, quella più vicina all’ingresso degli spogliatoi, <<mentre gli ultimi due siglati (con Classe e Adrense, ndr) sono arrivati sotto la nostra curva. Noto tanto anche queste cose perché sono molto scaramantico>>. Ecco, capitolo scaramanzie leggermente ampio. <<Si potrebbe fare un’intervista solo su quelle – ammette ridendo Fall -. Mi rendo conto di averne veramente tante, a partire dal venerdì quando vado sempre allo stesso pub con la mia ragazza e i miei amici. Poi c’è tutto il rituale della domenica: la playlist delle canzoni è sempre la stessa, non cambia mai, l’ultimo messaggio di imbocca al lupo che ricevo è quello della mia ragazza, poi indosso il parastinco destro per primo. Terminato il riscaldamento, prima di entrare in campo, do la mano al mister e cerco di uscire per ultimo anche se so che pure lui si ferma negli spogliatoi qualche secondo in più, mentre nel tunnel prego, saluto i miei mentre entriamo in campo e infine abbraccio Brogno>>. Se la lista dei gesti scaramantici è lunga, quella dei ringraziamenti non è da meno. <<Prima di tutti i miei genitori, con mio papà che non ha mai perso mezza in questi anni, c’è sempre stato e mi dà grande forza – conclude -. Poi c’è la mia ragazza, i miei amici, con tanti che verranno domenica a Modena, mentre in campo non possono non ricordare i giocatori già citati, Brognoli, Battaglino, Laribi, Patrini e Rossi, oltre al mister che tiene molto a me e che mi ha insegnato tanto: quando sono arrivato a Lodi non sapevo cosa volesse dire attaccare la profondità, l’ho capito grazie ai suoi insegnamenti. Poi voglio ricordare tutti i miei compagni, la società che mi ha sempre apprezzato, il direttore tecnico Gandini, con cui scambio sempre qualche battuta, il direttore sportivo Cera, il presidente e anche Giuliano, il numero uno per me che mi fa sempre trovare quello che voglio pronto al campo di San Martino>>.